Toto amministrative

Molti mesi fa Matteo Renzi aveva deciso di “saltare” le elezioni amministrative: un terreno troppo scivoloso, un panorama troppo frammentato. E poi non poteva giocare la carta che preferisce e che giudica più efficace: se stesso.

La strategia quindi è stata quella di puntare tutto sul referendum costituzionale di ottobre, una mossa non meno rischiosa, ma in cui può spendere la propaganda sempreverde del “nuovo contro il vecchio”, “quelli che vogliono cambiare contro quelli che dicono sempre no”.

Quindi vadano come vadano le elezioni amministrative. Il Movimento 5 Stelle si prenderà Roma e poco altro (attenzione però a Chiara Appendino al ballottaggio contro Fassino) e se Milano sfrutta l’onda lunga di Pisapia e dell’Expo Renzi con Sala può giocarsi la carta della capitale morale.

Uno a uno, palla al centro.

Chi vorrà invece un quadro d’insieme del voto, per poi magari misurare lo stato di salute del rapporto Renzi-Italiani, dovrà andarsi a spulciare i dati elettorali, se non al milletrecentesimo comune, almeno quelli dei primi 30 sopra i 50.000 abitanti.

Fra 15 giorni, dopo i ballottaggi, saranno più o meno tutti contenti.

Il Movimento 5 Stelle per la grande vittoria di Roma e forse per la sorpresa Torino. Il PD per aver tenuto in provincia. La sinistra PD perchè con “Renzi si perdono elettori”. Salvini per aver confermato le percentuali nazionali dei sondaggi.  E Berlusconi ? Beh Berlusconi sospetto sappia consolarsi dalle sconfitte. A modo suo, diciamo.

baffi

Io, Fred e i paraboloidi iperbolici

35 euro. Prima del funerale, una sosta al supermercato. I figli di Fred Baur hanno voluto rispettare le ultime volontà del padre, morto nel maggio del 2008 ad un passo dai novant’anni dopo una vita di onesto e produttivo lavoro. Ora in un grande e semplice prato verde in mezzo alle case di College Hill, sobborgo di Cincinnati, le ceneri di Baur riposano accanto all’adorata moglie: un’urna funeraria e un tubo rigido per paraboloidi iperbolici.

35 euro. Mechelen sta giusto a metà strada tra Bruxelles e Anversa, nelle Fiandre. Da un grande stabilimento bianco e azzurro escono 20.000 pezzi ogni minuto. Direzione ? Tutta Europa. Dentro ci lavorano più di 650 persone e in questi anni hanno continuato ad assumere. Una bella fetta di economia per una cittadina di 80.000 abitanti.

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elezioni comunali

Roma, in confronto, è una passeggiata

Se si vuole capire qualcosa delle prossime elezioni amministrative del 5 giugno bisogna andare sul quel ramo del lago di Como. Sì, proprio quello.

Dall’altra parte del lago, sotto il Resegone (sì, proprio quello), c’è il comune di Morterone, che domenica va a votare.

Si è ricandidata per un secondo mandato Antonella Invernizzi.

Non viene da cinque anni semplici semplici. E’ finita sotto processo per abuso edilizio, e poi per peculato, e poi per occultamento di cadavere. Se fosse stata del “Movimento 5 Stelle” sarebbe fuori da un pezzo, altro che Parma. Ha subito anche minacce e le hanno danneggiato l’auto.

Del resto nel 2011 Morterone, alle elezioni, si era spaccata praticamente a metà: la lista “Vivere Monterone” con 53,3% aveva battuto “Rinnovare Monterone” ferma al 46,6%.

Altissima l’affluenza alle urne: 100%.  

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Lui è tornato (se mai se ne fosse andato)

“Lui è tornato” è il Borat del cinema europeo.

Un mezzo capolavoro che andrebbe trasmesso, per vedere l’effetto che fa, su Rai Uno o Canale 5 in prima serata.

Nell’Europa dei nazionalismi benvestiti, del razzismo infiocchettato da buon senso, dell’odio mascherato da provocazione trash, Lui è lì, acquattato dietro la siepe della nostra noncuranza.

Pronto per il prossimo selfie.

pace

L’Operazione Rader

Volevo raccontarvi una storia, una storia vera. E se non fosse un storia emiliana e reggiana la potrebbero aver scritta ad Hollywood. E’ una storia di guerra e, a suo modo, è una grande storia d’amore.

Domenica 17 dicembre 1944. Cinque del mattino, ai piedi delle colline reggiane.

Pom-Pom-Pom-Pom .. Pom

Hai sentito i colpi ? Dobbiamo andare. Ho detto che dobbiamo andare, muoviti.

Ma non possiamo lasciarle lì. Ci siamo quasi. Manca tanto così, non possiamo andarcene.

Carnera guardami. Ho detto guardami: è tardi. A gh’òm d’ander. Fra poco fa giorno e non possiamo fare più niente. Viaviavia, dai c’andom. Corri Carnera, corri.

Venerdì 15 dicembre 1944.

Quindi sei sicuro, ma proprio sicuro, giusto ?
Oddone, gli ho sentiti con queste orecchie.Lunedì, al massimo martedì, le caricano sui treni e le portano in Germania.
Sti maledetti.
Abbiamo tre giorni, anche meno.
Devo trovare subito S. e parlagliene.

Sabato 16 dicembre 1944, Salò.

Eccellenza, l’aspettano a Milano per il discorso.
Aspetteranno, ho bisogno di energie. Sa da quanto non parlo in pubblico ?
Lo so Eccellenza.
Ci vuole il formaggio qua sopra.
Temo di non poterla accontentare Eccellenza.
Per colpa della guerra quindi anche il Duce deve vivere razionato ? Un giorno pagheranno tutto, questi traditori.

Venerdì 15 dicembre 1944 sera.

Raccogli tutti quelli che puoi. Tutti.
E poi ci servono dei mezzi. Molti mezzi. A motore possibilmente, se no cavalli. Oddone te conosci tutti lì: voglio che ti procuri le chiavi per entrare.

Consideralo fatto S.

Non dobbiamo permettere a nessuno di dare l’allarme, quindi delle squadre saboteranno i cavi del telefono verso Reggio, Quattro Castella, San Polo e Montecchio. Mettiamo dei posti di blocco su tutte le strade intorno. E mandiamo qualcuno a Cavriago: domani notte non un solo repubblichino deve mettere fuori il naso dalla caserma.

Dovremo sudarcela parecchio, ma non ce le porteranno via. Sono figlie nostre. Questo Natale lo passeranno qui, a casa.

Sì ma se riusciamo a tirarle fuori di lì, poi che facciamo ?

Le nascondiamo al sicuro in ogni casa, in ogni angolo e su in montagna.

Passate la voce: domani alle sette di sera tutti pronti. Nel bene e nel male, ci ritiriamo solo ai cinque colpi di moschetto.

Domenica 17 dicembre 1944, sette del mattino, ai piedi delle colline reggiane.

Papà, papà, papà.
Sa gh’é da sbrajèr con cal frèdd che.
Viene a vedere !
Sa vōt ?
Vieni a vedere dietro la quercia.
E che ci sarà mai dietro la quercia,da urlare tanto, un carrarmato?
Meglio papà, meglio.

Nella notte tra il 16 e 17 dicembre del 1944, in sole dieci ore, una cinquantina di membri della 76^ brigata Sap (squadre d’azione patriottica) sottrassero dai magazzini Locatelli di Barco quasi 3.000 delle 4.000 forme di Parmigiano Reggiano (annate 1941-42-43) destinate ad essere requisite dall’esercito tedesco per essere trasferite in Germania. Non si riuscì a portarle via proprio tutte per colpa di un guasto ad un camion in uno dei 50 viaggi di quella notte.
Nell’azione nessuno rimase ferito.

Circa settecento forme furono trasferite in montagna, le altre divise e distribuite a migliaia di famiglie dei paesi vicini, a secondo delle necessità.

In quel gelido, difficile e tremendo inverno del 1944 molti trovarono una bella sorpresa. Qualcuno anche sotto un albero.

Ad ideare e a comandare la spettacolare operazione furono Bruno Veneziani (Oddone) e il suo comandante S.

S. come Sirio.

Sirio come Paride Allegri. Partigiano e pacifista reggiano.

Volevo raccontarvi una storia, una storia vera. E se non fosse una storia emiliana e reggiana ad Hollywood l’avrebbero forse chiamata “Operazione Grattugia“.

Questa è una storia di guerra e, a suo modo, è una grande storia d’amore.

Amore per la propria terra, per la propria comunità e per la vita.

In ogni singola forma.

colinna tramonto

Il diritto a non essere d’accordo (con sé stessi)

Ho avuto qualche dubbio, per qualche attimo, per diversi motivi, ma alla fine sono andato a votare.

Nel frattempo sono tornato indietro per scoprire se vado ancora d’accordo con il me stesso di qualche anno fa: nel 2005 pensavo che chi invita ad “andare al mare” per sommare l’astensione cronica con quella intenzionale gioca la parte del biscazziere. Lo penso ancora.

Non che sia un bene in assoluto questa coerenza, che cambiare idea è una faccenda sacrosanta e salutare se non è figlia dell’opportunismo o della cialtroneria.

Cambiamo, cresciamo, invecchiamo e rimbecilliamo anche. E lo fa il resto del circo intorno a noi.

Dopo il voto di domenica ho letto e ascoltato molte riflessioni, tante invettive e innumerevoli sfoghi sulla scarsa partecipazione democratica e sull’inesistente senso civico degli italiani che preferiscono il pollo fritto dei centri commerciali alla cabina elettorale.

Un sentimento che è rimasto impresso sui tanti profili social, da Facebook a Twitter.

Questa intensa passione democratica si scontra però con i tanti esiti negativi dei referendum del passato, da quello sulla procreazione assistita del 2005 ai referendum seriali promossi dai Radicali.

Perché c’è stato un momento, a cavallo tra la fine degli anni novanta e l’inizio del nuovo millennio, in cui questo Paese malediva Marco Pannella e la sua deriva referendaria.

Lo faceva al bar perché i social non esistevano ancora e a lasciare impronte delle proprie opinioni digitali era una esigua minoranza di nerd o giù di lì.

Per certi versi è una fortuna: l’opinione espressa al bar ha un tasso di volatilità maggiore rispetto ad un tweet e non obbliga a conformarsi al proprio passato per obblighi di coerenza.

Quindi se fra dieci anni qualcuno riuscirà ancora a recuperare un proprio tweet o un aggiornamento di Facebook, eserciti il sacrosanto diritto ad avere libere opinioni rispetto al genio o al coglione che era.

Un diritto all’oblio da sé stessi.

Perché cambiamo, cresciamo, invecchiamo e rimbecilliamo anche. E lo fa il resto del circo intorno a noi

Non dimentichiamolo. O forse sì.

bolloelettorale

Quando un voto costa 35 euro

Anche se è difficile ottenere in questo momento dati esatti e precisi (se qualcuno ne ha, sono graditi) il costo per garantire il voto agli ormai 4 milioni di italiani all’estero dovrebbe aggirarsi intorno ai 25 milioni di euro.

Un sistema che, con una esperienza decennale, si è dimostrato costoso, inefficiente e sgangherato. Basta leggersi i resoconti parlamentari delle audizioni dei responsabili dell’ufficio centrale della circoscrizione estero del passato.

Burocrazia, confusione, brogli, sprechi ed errori.

Un paio di dati di domenica per disegnare un quadro sconfortante.

Le schede nulle sono state 8,5% mentre in Italia lo 0,67%.

I voti validi sono stati poco meno di 700.000 ovvero il 17,5% degli aventi diritto ovvero un costo stimabile di circa  35 euro a voto valido.

Forse è ora di pensare seriamente ad una sperimentazione del voto elettronico da remoto per gli italiani all’estero.

foto (9)

E’ sempre lo stesso posto

E’ sempre lo stesso posto, ma non è mai lo stesso posto. Certe mattine c’è più silenzio e lo senti subito. Questa relazione con la solitudine, ricercata e non subita, qualcosa vorrà pur dire.

Sono ancora molto a mio agio con il chiasso dell’umanità, con i bicchieri che cioccano, le risate, i vicoli che puzzano, le passioni che scaldano.

Però torno qui, sempre nello stesso posto, che non è mai lo stesso posto.

Qualcosa vorrà dire.

tessera elettorale referendum

Il grande spreco di energia

Quattro elezioni politiche, tre europee, tre regionali, tre provinciali, tre comunali, due referendum costituzionali, tredici referendum abrogativi. Un totale di sedici turni elettorali (e altrettanti timbri) da quando, dal 2001, esiste la tessera elettorale.

Ho votato (con il senno di poi) gente scapestrata, persone degne, personaggi in cerca d’autore e candidati competenti. Sono stato piuttosto fedele a certe convinzioni, altre volte ho sperimentato. Ho seguito la ragione e di tanto in tanto la passione.

Ho espresso la mia opinione su grandi temi e su piccole astruserie, tipo la “servitù coattiva di elettrodotto”.

E ora sono li pronto a farmi mettere, domenica 17 aprile, il diciassettesimo timbro.

Vado a votare anche se trovo questo referendum un grande spreco di energia.

Un esercizio democratico sostanzialmente inutile per la comunità, buono solo per misurare il grado di renzismo e antirenzismo del paese.

Vado a votare, ma non ho ancora deciso se “” o “No”, pur avendo letto e ascoltato molti argomenti opposti, conditi spesso da un altissimo tasso di demagogia.

Vado al seggio, da elettore adulto, per rispondere ad un quesito preciso “sull’abrogazione dell’articolo 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152” e non per salvare il futuro dell’umanità.

Non so se riuscirò a farlo con la ragione dovuta, perchè, con buona pace degli impallinati della democrazia diretta sempre e comunque, non ho abbastanza competenze.

Al massimo comunque faccio come ai caucus dell’Iowa: tiro la monetina.

Vado a votare, in verità, perchè con questo referendum e con quello di ottobre prossimo finisco i bollini.

E vedi mai che alla fine non si vinca qualcosa: un set di pentole o un Paese più decente.

federica guidi tempa rossa

La lobby è sempre nell’emendamento

La sera di venerdì 17 ottobre 2014 la commissione ambiente della Camera sta discutendo, in sede referente, il disegno di legge che giornalisticamente viene definito “Sblocca Italia”. La seduta è iniziata alle dieci di mattina e continua ad oltranza. All’ora di cena il rappresentante del Governo (con tutta probabilità il sottosegretario allo sviluppo economico Simona Vicari) presenta un emendamento (il 37.52) che prende di sprovvista tutti, compreso il capogruppo del Partito Democratico. L’emendamento vuole applicare deroghe speciali ad alcune tipologie di opere molto specifiche e particolari.

Le opposizioni insorgono e il presidente della commissione Realacci (PD) giudica l’emendamento inammissibile.

L’emendamento è quello che in una intercettazione il ministro Guidi definisce con il proprio fidanzato “quello che mi hanno fatto uscire quella notte“.

La ministra Guidi però non si arrende e a metà dicembre presenta l’emendamento 2.9818 alla legge di stabilità, in sostanza lo stesso che ha cercato di far passare nottetempo con un blitz in commissione ad ottobre.

In quei due mesi di attesa nel frattempo il fidanzato del ministro continuava nella sua attività di lobbying. A quanto pare efficace.

Pregare per

L’hashtag “#PrayForNigeria” che ha cominciato a scalare le classifiche di Twitter da ieri è uno “splendido” esempio di come i social possano veicolare pessima informazione.

In risposta agli attentati di Bruxelles è scattato il meccanismo (ormai un classico): “e degli altri morti non parla nessuno ? E i media che fanno ?

Così qualcuno ha preso gli attacchi di Boko Haram al villaggio di Dalori nel nord est della Nigeria di fine gennaio e li ha trasformati nella strage di 86 bambini di oggi, con tanto di foto ormai diventata anch’essa un classico quando si parla di attentati o stragi in Africa, ovvero quella dell’incidente di una cisterna di benzina in Repubblica Democratica del Congo nel 2010.

 

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L’ultimo scatto

Tomasz Kizny è un fotografo polacco con un passato in Solidarność. Ha dedicato molta della sua vita professionale alla ricerca storica sui gulag sovietici. Da qualche anno in giro per l’Europa ci sono sue mostre e progetti su questo tema.

Camera è piccolo e giovane spazio dedicato alla fotografia a Torino. Ospita fino a maggio una mostra piuttosto pubblicizzata del legame tra crimini e tecnica fotografica. All’interno della mostra uno dei momenti più potenti è proprio quello di Tomasz Kizny sui ritratti delle vittime delle purghe staliniane tra del 1937 e il 1938.  Una carrellata di una novantina di foto e didascalie estratte dagli immensi archivi della polizia politica.

Un esempio di come la fotografia, suo malgrado, possa raccontare in modo impareggiabile una storia e la Storia.

rital darwish idomeni

Rital

Ciao Rital.

In quaranta giorni in questo mondo i tuoi occhi hanno visto molte cose. Cose che basterebbero per una vita intera.

Spero riuscirai a passare, insieme alla tua famiglia, quel filo spinato che ti abbiamo messo davanti lì a Idomeni, nel tuo lungo viaggio dalla Siria.

Spero riuscirai a crescere bene, ad andare a scuola, a giocare in un prato. Spero diventerai una ragazza spensierata, una donna consapevole, una buona madre, una nonna che racconta storie e fa sorridere.

Spero, con un filo di egoismo, che lo farai qui in mezzo a noi in Europa, perché ne abbiamo dannatamente bisogno.

Salvati Rital, per salvare un po’ anche noi.

Wasil Ahmad

Sotto una coperta scura

Wasil Ahmad è cresciuto in fretta, con poca voglia di studiare. Succede in quel casino crudele che si chiama Afghanistan.

La scorsa estate lo zio, comandante talebano poi passato nelle fazioni governative, gli ha messo in mano un lanciarazzi e il comando di un gruppetto di uomini. Per un mese e mezzo hanno resistito all’assedio delle milizie talebane.

Alla fine la propaganda governativa gli ha messo indosso una divisa troppo larga e un kalashnikov mezzo scassato e gli ha fatto un sacco di foto. Doveva essere un piccolo grande eroe afgano. Almeno per una settimana.

Poi la settimana è passata.

Lunedì scorso Ahmad è uscito di casa per andare al mercato. Un uomo in motocicletta gli si è avvicinato e lo ha freddato con due colpi in testa. Tutti avevano dimenticato, i talebani invece no.

Wasil Ahmad è morto in fretta. Aveva 10 anni. Succede in quel casino crudele che si chiama Afghanistan.

islam musica

Lo scontro di civiltà di Bonciarini

Quel giorno il Bonciarini si presentò di buona mattina alla scuola media del figlio Arturo, giù in città, con il pressante intento di parlare a tutti costi con il preside. Da qualche tempo Arturo gli era tornato su a Poggio Alto con delle strampalate idee messe in testa dalla professoressa Vanzetti.

“Lei mi deve esentare l’Arturo dalle lezioni di fisica”.

“Bonciarini mi spiace ma non si può, fisica non è materia opzionale e poi Arturo è anche portato ! Perchè poi vorrebbe farlo smettere ?”

“Perchè la Vanzetti, quella di fisica, va dire in giro che è solo vapore acqueo”

“Scusi ma non ho capito”

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Fifa e Anita, una storia per Alice.

Qualche anno fa mi capitò di leggere la storia di Anita “Laila” Malavasi. Secondo me sarebbe piaciuta anche ad Alice Sabatini, neo Miss Italia. Perchè una singola storia a volte vale molto più di “pagine e pagine”.

“Sono diventata partigiana dopo l’8 settembre 1943, a Reggio Emilia. Facevo trasporto munizioni, stampa, vettovagliamento. Poi, in montagna, mi hanno insegnato le armi, come usarle e accudirle. Il mio nome di battaglia era «Laila». Lo presi da un romanzo che raccontava di una ragazza in Sud America che combatteva al posto del suo fidanzato ucciso. Ero una bella ragazza, ma noi eravamo state educate severamente, anche nel modo di vestire. Però sfruttavamo la nostra bellezza. Quando, con le armi addosso, passavo al posto di blocco in bicicletta mi mettevo la gonna stretta e fingevo di abbassarmela, loro, fessacchiotti, fischiavano e io passavo.

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foto vietnam

Una foto non salverà il mondo

Nel luglio del 1994 Kevin Carter collega il tubo di scappamento della sua auto all’abitacolo e si suicida. Tre mesi prima aveva vinto il premio Pulitzer con una foto scattata in Sudan nel 1993. L’immagine era questa.

Nel giugno del 1972 Horst Faas, responsabile di Associated Press, decise di pubblicare una foto ancor oggi conosciutissima (qui sopra).

La storia, da alcuni decenni, è ricca di foto controverse ma di grande impatto sull’opinione pubblica.

Quindi l’immagine di oggi che ritrae un bambino siriano affogato sulla spiaggia turca di Bodrum deve essere pubblicata ?

Non lo so. Ho certamente molti dubbi. Non rischiamo di spingere sempre più avanti la soglia dell’indignazione ? Siamo a rischio d’assuefazione ?

Una foto non salverà di certo il mondo, soprattutto questo mondo.

Ma se salvasse anche una vita sola, non ne sarebbe valsa la pena ?

le rondini migrano

Migranti

Han fatto migliaia di chilometri, qualcuno non ce l’ha fatta, qualcun altro non ce la farà. Hanno passato il deserto,  attraversato il Mediterraneo.

Viaggi che non immagineresti mai.

Cercano condizioni di vita migliori, cibo, acqua, un posto dove crescere.

Saltano confini, ignorano divieti, oltrepassano muri.

Non si fermano.

Erano a centinaia oggi accampati in mezzo al verde qui fuori. Per riposarsi, per mangiare.

Se temete, non temete: ripartiranno.

Perchè le rondini migrano, come fanno molti esseri viventi sul Pianeta Terra da migliaia di anni.

Migrano, le rondini.