In discesa, con un piano

Le grandi montagne hanno il valore degli uomini che le salgono, altrimenti non sarebbero altro che un cumulo di sassi“.

Non so se c’avete idea di cosa sia un ottomila.

Io ne ho una conoscenza diretta minima e parziale e una un po’ più ingombrante, indiretta e di letteratura.

Dalla prima esperienza, quella diretta e minima, ho imparato un paio di cose.

La più importante credo sia questa faccenda qui: mille metri è un conto, dai cinquemila in su un altro. Per te e per gli altri.

Possiamo essere stimabili ed affidabili esseri umani sul livello del mare, ma esserlo un po’ meno quando il numeretto della saturazione dell’ossigeno scende giù verso l’ignoto.

La differenza a quel punto sta in gran parte in quello che ti ha portato fin lì. A come hai preparato quel momento e tutto il resto.

Ecco un’altra cosa che ho imparato: che i minuti possono essere ore e giorni, possono essere mesi od anni.

Quindici minuti.

Quindici minuti, che sono di per sé un’eternità, è il tempo passato da Edmund Hillary e Tenzing Norgay quella prima volta sull’Everest.

Quindici minuti dopo mesi di preparazione, anni di tentativi, una vita addosso alle montagne.

Qualsiasi spedizione sotto i giganti della Terra, dalla più piccola alla più imponente, ha bisogno di organizzazione.

Di ruoli e di compiti.

C’è bisogno di portarsi dietro cibo, materiali ed attrezzature. Quelle giuste, quelle adatte.

C’è bisogno di trovare i fondi per comprare quelle attrezzature e c’è bisogno di persone che le portino fino sotto la montagna.

C’è bisogno di qualcuno che sappia il fatto suo di previsioni meteo, che possa dirti qual’è il momento opportuno, la “finestra” giusta.

C’è bisogno di collaborazione e diplomazia, nella spedizione e tra le spedizioni, che spesso vengono da lingue e culture diverse.

C’è bisogno di tecnica e c’è bisogno di umanità.

C’è bisogno di chi sale, ma anche di chi decide.

C’è bisogno di un piano.

Se c’è, è ora di tirarlo fuori.

Perché ogni montagna insegna che la discesa è la parte più difficile di una salita.

L’alpinista più bravo ? Quello che torna a casa“.

E poi speriamo fuori casa, a cercare un altro mucchio di sassi a cui dare valore.

(c’è bisogno anche di un po’ di culo, eh. Sulle montagne e nella vita)-

Un Commento

  1. Non mi risulta che uno che ha partecipato al “grande fratello”,abbia mai provato a scalare un ottomila. Probabilmente,non e´mai nemmeno arrivato sul monte del gesso…E quindi,siamo messi male,molto male.

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