Uruguagi in Congo

Tutti pronti a difendere le Nazioni Unite, d’accordo. Tutti pronti a difendere gli interventi internazionali di peacekeeping sotto le bandiere blu (senza stelle e striscie) però molto devo migliorare al Palazzo di Vetro.

Il Congo ex Zaire è da anni in una situazione disastrosa. Negli ultimi mesi nella zona occidentale dell’Ituri secondo le cronache si sono consumati massacri indescrivibili. Ora arriva una missione dell’Unione Europea sotto bandiera ONU con 1.500 uomini. Prima a Bunia la capitale della regione ci stavano solo 600 soldati dell’Uruguay che poveri loro, non spiccicavano nemmeno una parola di francese tanto meno di lingue locali: utilità tendente allo zero.

Viaggio a Zanzaraland

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Con tutto il rispetto per chi c’è nato, con tutto il rispetto per chi ci vive, mi sento di dire dal profondo del cuore e dal superficiale della mia cute che la vita a Zanzaraland alias Reggiolo (et similaria della Bassa) è una schifezza atroce.

Passi per il caldo bestia alle 11 di sera, ma quelle cose che sul pianeta Terra chiamiamo zanzare qui assomigliano più a dei piragna con le alette. (con la “gn”, licenza poetica perchè non non so dove minchia sta la n con il trattino su questa tastiera).

Un grazie di cuore agli amici che mi hanno incastrato in un torneo di calcetto estivo a Reggiolo. A buon rendere.

Stato Canaglia eccoti le armi

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Nel silenzio tombale (come il condono) il 3 giugno la Camera ha definitivamente modificato la legge 185 sul commercio di armi, ratificando un accordo a livello europeo sull’industria della difesa.

Secondo le associazioni pacifiste laiche e cattoliche, che per mesi hanno sostenuto una campagna a difesa della 185, siamo di fronte ad una maggior facilità di commercio delle armi con il sud del mondo, paesi in guerra o sottoembargo. Per Alex Zanotelli è semplicemente una vergogna.

In questi giorni è anche uscito il rapporto annuale sul commercio di armi italiano e saltan fuori cose carine come il fatto che il Medio Oriente (si proprio dove ci sono Iraq, Iran, Siria, Israele e Palestina, notoriamente zone tranquilissime) è la meta preferita dei nostri traffici e che mentre l’Amministrazione Bush bolla come stato canaglia la Siria noi gli vendiamo armi per circa 18 milioni di euro (parte di una commessa da 266 milioni).

Va bene l’amico George ma gli affari sono affari.

La loro libertà di stampa

E’ stato un gran vociare in questi giorni sulla vicenda del cambio di direttore al Corriere, in particolare fra gli addetti ai lavori.

Sulle dimissioni di De Bortoli si è anche affacciata l’ingerenza di Previti e Berlusconi non tanto contenti della pagina di cronoca giudiziaria. Sarà così ? Non so, certo è che la concezione di libera stampa dei due non è un granchè, e la controprova viene da questo insospettabile pezzo di Filippo Facci che scrive sul “Giornale” (che non è proprio l’Unità).

….Cesare Previti è quello che ti telefona, ti elogia con regalità, ti coccola, vuole che l’intervista la faccia tu, con gli altri del resto è finita a cazzotti, o quasi, naturalmente lui ha telefonato a Berlusconi per lamentarsene, ma adesso lui vuole te: sinchè capita a te. Comincia il calvario. Amministri le smancerie prandiali di cui lui è maestro (anche se beve la Barbera con il pesce) e poi ti accorgi che l’intervista sta già lì, appoggiata sul tavolo, Previti ha già scritto un lungo appunto che possa aiutarti, e vuole decisamente aiutarti: perché è un appunto proprio lungo, sembra quasi un’intervista praticamente già fatta. Sta bene, ma non disdegnerà di rispondere a qualche altra domanda, nevvero? Allora accendi il registratore ma a lui il registratore mette soggezione, allora fai una domanda ma questa domanda dice che non la farebbe, allora fai un’altra domanda ma questa domanda è meglio evitarla, allora fai un’altra domanda ma la risposta, eh, la risposta è già nell’appunto, allora fai un’altra domanda e però potrebbero fraintenderla. L’indomani è peggio.

Lui vorrebbe rileggere l’intervista ma tu dapprima gliela neghi (lui s’incazza e tu pure) e allora gli mandi il testo delle sue risposte tuttavia prive delle domande (lui s’incazza e tu pure) e allora mandi anche le domande epperò senza l’incipit dell’intervista (lui s’incazza e tu pure) e lui intanto ti ha mandato trecento correzioni e precisazioni astruse (tu t’incazzi) e non bastasse vorrebbe sapere anche il titolo che verrà fatto, la foto che verrà messa, sinchè alla fine non se ne fa più niente perché l’intervista così fa schifo e fai schifo anche tu, e fa schifo anche lui mentre ti dice, naturalmente, che chiamerà Berlusconi. Il bello è che lo fa. E Berlusconi, poi, chiama te: ma riferirne le parole non darebbe granchè soddisfazione a un Filippo Mancuso. Cesare Previti è persona squisita. Ha una moglie incantevole. A convivio è fantastico e gentile, una classica simpatica canaglia. Sicchè, a titolo personale, ma così pure a nome di svariatissimi colleghi, gli si dice, qui e ora: non si permetta mai più di rompere le palle come lui sa, che tanto non gli riesce. Deve fare la cortesia di spostarsi per farci scrivere del suo processo.