Tripoli domani

Stanotte cade un dittatore. Uno dei tanti, uno dei troppi.

Il copione delle caduta di un regime corre quasi immutato lungo i tempi della storia: la gioia per la libertà ritrovata, i tradimenti degli insospettabili, le svelte giravolte dei furbi, le vendette dei cuori prosciugati.

Quello che sarà invece è tutto da scrivere.

E’ però giusto ricordare che quel dittatore è stato per molto tempo il “nostro” dittatore.

E al netto degli abissi berlusconiani, la responsabilità di quanto è stato in questi lunghi anni cade sulla classe dirigente economica e politica di questo benedetto paese, che in effetti di svelte giravolte se ne intende parecchio.

Nato male, finito peggio

Dopo due anni di progetti, appalti, inchieste e test viene cancellato in due minuti, con il decreto-manovra, il Sistri (sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti).

L’esempio lampante di un sistema-paese nemmeno in grado di far funzionare una chiavetta usb.

Dopolavoro Parlamentare

Che poi non c’è niente di catastrofico. Che magari l’Opera Romana Pellegrinaggi non gli fa neanche lo sconto. Che al contribuente al massimo tocca pagare le trasferte degli inviati Rai.

Che però con due immagini, mille parole.

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Le idee e i neuroni condivisi

Borghezio: “Idee di Breivik condivisibili“.

Idee condivisibili per uno che da piccolo è caduto, ha sbattuto forte la testa, è finito dentro ad un pozzo profondo, dentro al pozzo ha leccato diversi rospi che gli hanno bruciato tutte le cellule celebrali lasciandone in funzione solo una che deve occuparsi contemporaneamente sia delle funzioni vitali come mangiare, respirare e andare al cesso, sia ogni tanto dell’elaborazione di un qualche pensiero primitivo che immancabilmente, viste le premesse, sfocia in una galattica minchiata.

Leila Esfandiari, l’Iran più bello

<%image(Leila Esfandiari.jpg|500|332|leila esfandiari)%>Ieri aveva appena toccato gli 8.035 metri del Gasherbrum II in Pakistan. Durante la discesa è caduta ed è morta.

Era Leila Esfandiari, bella e brava alpinista iraniana.

Prima donna del suo paese a guidare una spedizione alpinistica.

Amica e compagna di salita di Kazem Faridian, incarcerato per quasi due mesi nel 2009 per aver filmato le proteste di piazza contro il regime.

Lottava, con il suo amore per la montagna, anche per l’emancipazione delle donne iraniane.

Oggi non c’è più ed è un giorno triste.

Diffamati digitali

In un recente rapporto Ocse sul tema delle libertà digitali si trovano i dati della Polizia Postale sulle denunce per diffamazione via internet in Italia. Con il seguente trend:

172 nel 2008
797 nel 2009
535 nei primi sei mesi del 2010

O sta crescendo l’uso delle Rete o c’è in giro gente sempre più incazzata.

Assuefazione

La mia unica abitazione è a Pavia. Non ho mai avuto casa a Roma. Per le tre sere a settimana che normalmente – da più di quindici anni – trascorro a Roma, ho sempre avuto soluzioni temporanee, prevalentemente in albergo e come ministro in caserma. Poi ho accettato l’offerta fattami dall’onorevole Milanese, per l’utilizzo temporaneo di parte dell’immobile nella sua piena disponibilità.

Dal comunicato del ministro Tremonti si capiscono due o tre cose.

Primo: che vogliono spostare i ministeri a fare quelli della Lega se i ministri a Roma ci stanno così poco ?

Secondo: lo stipendio di ministro e parlamentare deve essere misero se, tra uno Scajola di qui e un Bertolaso di là, nessuno trova tempo di pagarsi l’affitto di un appartamentino e gli tocca sempre andare a scrocco.

Terzo: Berlusconi ne ha ormai combinate tali e tante che anche la eventuale passione per la coprofagia di un sottosegretario passerebbe, a questo punto, del tutto inosservata.

Tanto come una mascherina

Nella vicenda della giovane segretaria di un circolo del PD toscano che ha girato alcune scene di un film hard, ritroviamo alcuni spunti interessanti per parlare ancora una volta della privacy delle nostre vite digitali.

E’ abbastanza scontato il fatto che senza internet le probabilità di essere riconosciuti in un film a luci rosse diminuiscono sensibilmente. Quello che accade dopo è invece meno scontato.

Nel caso in questione (come in altri analoghi) il primo passo è stato quello di cancellare il profilo Facebook e far rimuovere nel sito del PD il proprio nome e la propria scheda.

Il problema è che le nostre vite digitali sono più complesse: le tracce rimangono in luoghi dimenticati, le informazioni vivono di una vita propria e interagiscono con quelle degli altri. Rimangono le tracce degli auguri di laurea, i pensieri e le foto immessi anni prima in altri social network, le firme contro Berlusconi che mortifica la dignità delle donne (immagino che se al Giornale e a Libero lo venissero a sapere ci farebbero un gran titolone).

Insomma cancellare la propria vita digitale è sempre più difficile, quasi un’impresa disperata.

Quasi come nascondersi dietro una mascherina e riuscire a non essere riconosciuti.

Le probabilità del quorum

Oggi (lunedì) ipotizzando a “zero” il voto degli italiani all’estero, per raggiungere il quorum devono andare a votare 5.830.000 italiani. È il 12% degli aventi diritto in territorio italiano. Nel 2006 il lunedì votarono 8,5 milioni di italiani, nel 2005 e 2009 3,3 milioni.

Affluenza prime rilevazioni

Dal seggio di campagna un po’ di dati provvisori e ufficiosi. Parecchio movimento fin dal primo mattino. Alle 10 ha votato l’ 8,7%. Al referendum del 2006 (quello costituzionale che arrivò a livello nazionale sopra il 50%) a mezzogiorno della domenica l’affluenza era stata del 16%.

Dovremmo essere in linea, almeno qui in Emilia, con quella tornata.

A mezzogiorno da queste parti siamo sopra il 22%, dato incoraggiante per chi spera nel quorum ( nel 2006 era il 16%).

Faccende di quorum

Negli ultimi giorni l’informazione su cifre e numeri attorno al referendum pare abbia raggiunto il livello di guardia.

Sembra quasi di stare in una sala bingo parecchio affollata. Ha detto 58 ? 58 giusto ? Non ho sentito, ha detto così ?

Forse è bene mettere in fila un po’ di numeri che riguardano più che altro il raggiungimento del quorum.Secondo i dati forniti dal Ministero dell’Interno gli aventi diritto per questo referendum (a parte le minime variazioni dell’ultimo minuto) sono in totale 50 milioni, 594 mila, 868.

Il referendum è valido con il 50% + 1 ovvero 25.297.435 votanti.

Di questi 50 milioni e rotti di elettori alcuni sono cittadini italiani che votano all’estero. Sono in totale 3.236.990.

Questo numero è utile soprattutto per valutare il possibile quorum sul nucleare su cui gli italiani all’estero hanno già votato, ma con una scheda con il vecchio quesito.

Ci sono tre ipotesi di scuola:

a) I voti vengono considerati validi e per il quorum non cambia niente.

b) I voti non sono validi e non vengono considerati gli elettori come aventi diritto. Il quorum, in termini assoluti, si abbassa e basterebbero 23.678940 votanti.

c) I voti non sono validi ma vengono considerati come aventi diritto. In questo caso in Italia per raggiungere il quorum dovrà votare il 53,4%

Chi ha votato all’estero lo ha fatto per corrispondenza e le buste con i voti devono arrivare ai vari consolati tassativamente entro le ore 16 di oggi, 9 giugno. Qualche problema forse ci sarà per il Canada dove le poste sono in sciopero.

Già da domani quindi, magari con qualche dato ufficioso spifferato in giro, si potrà conoscere l’affluenza degli italiani all’estero. Non c’è da aspettarsi dei dati eclatanti.

Da quando gli italiani all’estero possono votare, ci sono state quattro tornate referendarie (2003,2005, 2006,2009).

Nel 2003 in Italia ha votato il 26% mentre all’estero il 23%.
Nel 2005 in Italia ha votato il 26% mentre all’estero il 20%.
Nel 2009 in Italia ha votato il 24% mentre all’estero il 21%.

Nel 2006 si è votato per un referendum costituzionale in cui il quorum non serve. Affluenza generale al 52,5%. In Italia ha votato il 53,8% mentre all’estero il 27,8%.

In quella occasione si è votato il 25 e 26 giugno (domenica e lunedì).

Alle 12 di domenica l’affluenza era il 10%, alle 19 il 22% e alle 22 il 35%.

Per i più precisi ricordiamo che faceva un gran caldo.